La Pastiera, croce e delizia di ogni napoletano

Pastiera napoletana

Pastiera napoletana

Sono le 4 di notte e scrivo questo post perché l’ho promesso e poi perché quest’anno la Pastiera mi manca molto. La Pastiera per me, come per tutti i napoletani, è famiglia, ricordi, nonne, madri, padri, viaggi, mare, montagna, brace, è la propria vita. Ogni famiglia ha aneddoti legati alla Pastiera, ogni famiglia la sua ricetta che “guarda la mia è la Pastiera più buona in assoluto”. Ovviamente la MIA è la più buona di tutte!

La Pastiera è mia nonna Ida. E questa è la sua ricetta. Mia nonna era una donna bellissima e come dice mia madre aveva le “mani di fata”, sempre curatissime e con lo smalto, e cucinava benissimo. Non voglio essere melensa con la storia di mia nonna e con il fatto che ho imparato a cucinare da lei e smuovere così i vostri animi, anche perché non è così. Mia nonna per me non è stata la classica nonna che raccontava favole e mi tramandava le sue ricette davanti al camino, la ricordo una donna austera, seria, sicura e questi tre elementi li ricordo quando cucinava e mi spiegava qualcosa in cucina. Rimaneva in piedi impassibile, muoveva le mani con sicurezza e determinazione, solo le mani, non il corpo, sapeva perfettamente cosa fare e non si agitava mai. Ma lo dovevi fare come diceva lei. Sapeva che le sarebbe riuscito e anche benissimo, aveva un non so che di supponente, che un po’ le invidio. Io se mi riesce bene qualcosa saltello e gioisco, il che può anche avere il suo fascino, ma forse si perde in eleganza! Era una donna sicura della sua bellezza, si dannava che in adolescenza mangiavo le unghie e mi diceva sempre che una donna deve avere le mani “laccate”. Credo che senza volerlo, ma per dna, perché pare le somigli in molte cose, io abbia ereditato da lei questa passione per la cucina.

Aveva delle certezze su come si fanno alcune cose e queste convinzioni le ha tramandate a mio padre, che nutre verso la Pastiera un amore che vira verso la fede e l’ idolatria. Lui assaggia Pastiere con la precisione di un matematico, il criterio di un ingegnere e svolge puntuali analisi organolettiche all’altezza di un influente assaggiatore enogastronomico. Negli anni ha assaggiato Pastiere di ogni tipo, provenienza e dimensione. Ah, ovviamente le assaggia solo a Pasqua, perché si rifiuta di riconoscere la Pastiera come un dolce qualunque. Guai a farla a Natale. Lui le osserva e già sa, sconsolato mi guarda e dice: “La solita frittata”. Da diversi anni, se possiamo, prepariamo insieme le Pastiere, con l’aiuto sistematico di mio cugino, altro ingegnere, dotato però di una spiccata creatività, che lo aiuta ad andare fuori dagli schemi. Il risultato sono Pastiere spettacolari, ma non mancano litigi furibondi e ansie da prestazione. Mio padre vuole attenersi RIGOROSAMENTE (parola che gli appartiene) alla ricetta di mia nonna; io, elaboro la ricetta semplicemente apportando migliorie dal punto di vista tecnico e mio cugino fa da arbitro. Siamo arrivati ad ottenere risultati eccellenti ed ogni anno riusciamo a migliorare qualcosa. Mio padre è ossessionato dalla rottura della Pastiera. Si confronta con chiunque, mi chiede ogni anno la stessa cosa, va guardando le Pastiere che non si rompono e chiede come mai. E quando una delle 25 Pastiere che facciamo ogni Pasqua esce intatta, allora dorme sogni sereni.

Questo per dirvi che la ricetta che vi do non solo ha moltissimi anni, ma anche che è sperimentata in ogni singolo punto da due ingegneri e una chef, che sarei io.

La ricetta ve l’ho scritta sotto, qui vi spiego i passaggi fondamentali.

I passaggi chiave nella preparazione della Pastiera

I passaggi chiave nella preparazione della Pastiera

Allora innanzitutto la Pastiera deve essere alta, umida, con un buon equilibrio tra la cannella e l’acqua di millefiori e non avere il colore ed il sapore dell’uovo e della frittata. Assaggiate le migliori di tutta Napoli per settarvi su questo equilibrio. Se non avete l’acqua di millefiori, per favore non fatela. Astenetevi. Per chi vive all’estero in alcune delikatessen che vendono prodotti italiani la trovate, altrimenti ordinatela, i proprietari in genere hanno contatti con vari produttori e fornitori da tutte le parti di Italia. O fatevela spedire dai vostri genitori. Stesso dicasi per il grano.

La crema di latte è uno dei passaggi essenziali. Deve avere una giusta densità e cuocere a fuoco lento. Vi ho messo un’immagine del risultato. Anche la montata di uova e zucchero deve essere fatta bene. Anche di questa avete un’immagine.

La ricotta c’è chi la usa di mucca, ma per me è assolutamente quella di capra. Elemento che ho riscontrato anche in uno dei blog di cucina napoletana più influenti, quello di Luciano Pignataro.

Veniamo alla Pasta frolla. Andrebbe fatta con la sugna, ma io la trovo pesante, perciò la lavoro con il burro. Allora la Pasta frolla è fondamentale per la riuscita della Pastiera. Il burro deve essere freddissimo, a cubetti e la massa lavorata poco e velocemente. Se avete una planetaria usatela. Le mani cercate di averle fredde, quello che non vogliamo è dare calore al burro e farlo sciogliere, questo è importantissimo! Quando togliete la pasta frolla dal frigorifero per stenderla, impastatela nuovamente, ma fatelo anche qui velocemente. Per “velocemente” non intendo con ansia ed isteria, ma con movimenti decisi e veloci. Non usate farina per rimpastarla, ma fatelo su della carta forno. Se ci mettete tempo, riponete nel frigorifero la parte che utilizzerete per fare le strisce. Anche queste devono essere belle “sode” e non sciogliersi mentre le stendete. Lo spessore giusto è, secondo la mia esperienza, di 1,5 mm. Una volta le feci troppo sottili e si spaccarono. Un’ altra troppo spesse e rimasero in piedi, distanziando il ripieno della Pastiera, un dolore…e non vi dico mio padre. Ah, mio padre e mio cugino le hanno misurate per anni con il metro…voi vi prego attenetevi al buon senso, ma se proprio avete l’ansia misuratele!

La crema non deve arrivare fino all’orlo, lasciate qualche millimetro, il giusto per posizionare le strisce e lasciare anche la “libertà” all’impasto di crescere senza strabordare.

Durante la cottura l’impasto si gonfierà moltissimo: non fatevi venire un attacco di panico, sono le uova! Si abbasserà poi dolcemente.

Il risultato finale deve avere un colore dorato. Ricordatevi, e se non lo sapete ve lo dico ora io, che mentre si raffredda un impasto cotto nel forno continua per un po’ ancora la sua cottura. Quindi la Pastiera non levatela dal forno quando già è al limite del “tendente al nero”, ma quando assume un colore dorato chiaro.

Penso di non aver tralasciato niente, ho cercato di rispondere, secondo la mia esperienza siamo chiari, ai dubbi che attanagliano il napoletano durante il periodo pasquale, perché non so se lo avete capito ma a Pasqua a Napoli parliamo solo di Pastiere e Casatielli, la cui ricetta vi ho già dato anni fa.

Ovviamente spero di ricevere ogni vostro feedback ed esperienza per arricchire la mia e se li convinco, anche di mio padre e mio cugino…

Buona Pasqua!

Pastiera valuskitchen

Pastiera valuskitchen

 

 

 

 

 

 

 

Coca “mallorquina” con pesto, burrata e pomodorini, vi svelo una ricetta di “Julieta”

coca di pesto burrata e pomodorini

Eccomi con un nuovo post! Speravo di pubblicare qualcosa la settimana scorsa, ma solo adesso ho potuto. E’ un periodo in cui sto facendo molto i conti con i miei limiti, accettarmi così come sono, fare le cose quando posso e voglio. Vi capita di tormentarvi su quello che avreste potuto o dovuto fare e tutto quello con cui siete in ritardo? Prima lasciavo stare direttamente tutto se non rientravo perfettamente nei tempi e modi che mi ero prefissata, ma poi ho accettato di essere imperfetta, perciò se mi pongo tutti questi limiti finirò per non fare più niente. Sto imparando ad apprezzarmi come sono. Brava direte voi la scoperta dell’acqua calda!? Per me è un grande traguardo! Nella vita mi sono sempre caricata di enormi aspettative verso me stessa e verso gli altri che poi non sono mai riuscita a soddisfare e la conseguente delusione non ve lo dico proprio! Tragedie greche! Ah si perché io sono una da grandi tragedie e grandi pianti, a volte me ne vergogno molto, ma sono così da bambina e giuro che ci sto lavorando su ma è più forte di me…il melodramma deve essere parte del mio DNA, oltre che della mia cultura. Sono cresciuta a pane e canzoni napoletane, che sempre allegre non sono, ci hanno nutrite con Candy Candy (la odiavo in verità), poi io sono approdata al tango…insomma evviva la saudage. Ma ammetto di prendermi molto in giro per questo. Con i miei amici spagnoli abbiamo coniato il “Necesito un melocotonero” (ho bisogno di un albero di pesco) dopo avergli raccontato di un momento molto romantico e melodrammatico che ho vissuto quest’estate a Sorrento piangendo in silenzio sotto un albero di pesco per avere ricevuto un rifiuto lavorativo. Era bellissimo si vedeva anche Capri! :-) Vabbè ne ho talmente tanto riso che adesso quando sono lì lì per fare inutili drammi me ne vado alla ricerca, interiore, del melocotonero. Prendiamoci in giro, sempre!

Un momento molto felice

Andiamo avanti e parliamo di ricette. Questa è veloce, divertente, semplice e risolve anche un’eventuale serata “ultimo minuto con amici”. Ah napoletani, non cominciamo a dire cose contro la coca per innalzare al cielo la pizza! Sono due cose diverse!

La ricetta di oggi è nella carta di Julieta Bistrò. Quando i ragazzi mi chiesero di lavorare alla carta mi portarono alcuni esempi di piatti che avrebbero voluto io elaborassi ed una delle prime cose fu proprio la Coca Mallorquina. Mi incuriosì subito perché si trattava di un impasto ed io ho un debole particolare verso impasti e pasticceria, sono in verità i miei primi amori in cucina. Iniziai così le mie ricerche sugli impasti della coca. E’ il piatto di eccellenza delle Isole Baleari, in particolare di Mallorca, pare si venda in ogni panificio, bar, ristorante. Purtroppo non ho ancora avuto il piacere di girare molto per cui mi fido di quello che ho letto e che mi hanno raccontato. Si farcisce con verdure mediterranee, sale ed un buon olio extra vergine di oliva. Durante le mie ricerche scoprii che esistono due differenti tipi di modi di impastare una coca: una con lievito ed uno senza e può essere lavorata con lo strutto o con l’olio di oliva. Io optai per un impasto senza lievito per semplificare il lavoro in cucina. Inoltre noi in cucina prepariamo l’impasto, lo stendiamo e lo cuociamo, poi lo tagliamo e lo conserviamo ben chiuso (Potete farlo anche voi). Lo farcisco al momento, per cui un impasto con il lievito mi preoccupava se utilizzato in questo modo. Il risultato di questa ricetta è molto croccante e friabile.

con mi adorada Nancy

Veniamo alla farcitura. In carta ne abbiamo due: “coca de pesto, burrata y tomates cherry” e “coca de mozarela ahumada con anhoas y tomates confitados”. Ah la “mozzarella ahumada” è la nostra provola! Oggi vi do la ricetta di quella con il pesto, approfittando anche del fatto che sia stata pubblicata in un blog spagnolo el blog de Clara sul magazine Hola.com.

Preparatela e fatemi sapere che ne pensate! E magari inventatevi pure qualche altro topping, potrei metterlo nella carta di Julieta!

coca mozarela ahumada, anchoas, tomates confitados

 

 

 

La mia ricetta dei Profiterole al cioccolato ed i miei ultimi tre anni

 I-miei-ultimi-tre-anni


I-miei-ultimi-tre-anni

Ma come la pazza di Valù’s kitchen non scriveva in inglese? SI.

Ma da allora sono cambiate molte cose. Da quando ho aperto il blog sono stata a Londra, poi sono tornata a Napoli e adesso sono a Madrid…mi sono sentita spaesata e quindi per un lungo periodo ho fermato il blog, ma ogni tanto il mio pensiero andava e va alle ricette che scrivevo, alle cose che cercavo di comunicare e questo mi manca. Allora ho deciso che al momento, dove tempo ne ho veramente poco, scrivo nella mia lingua. Ma può darsi scriverò anche un po’ in inglese e forse anche un po’ in spagnolo. Come si dice: Chi mi ama mi segua! :-)

Vi racconto cosa ho fatto in questi tre anni più o meno lontana dal blog. Ad Agosto 2013 sono tornata a Napoli dalla fredda Londra. Mi sono riambientata benissimo ed ho ritrovato i miei amici del cuore ed il calore più bello di sempre della mia famiglia. Mi sono presa del tempo per me, per riflettere su cosa volessi fare e se davvero volessi proseguire con questo lavoro. Più passava il tempo e più mi convincevo di non potere tornare seduta ad una scrivania dietro ad un computer tutto il giorno. Così ho deciso di mollare le cime che mi tenevano legata all’idea del lavoro in ufficio (e che faccio mi sono laureata per niente?!) e di seguire la cucina. Dal giorno in cui ho finito il mio corso al Gambero rosso non sono mai più riuscita a stare lontana dai fornelli e quando l’ho dovuto fare ho sofferto.

Così sono andata a bussare alla porta del miglior ristorante napoletano Palazzo Petrucci ed ho chiesto di farmi fare uno stage. Mi hanno presa subito. E sono stati i 5 mesi più difficili, ma forse più formativi della mia vita. Ho conosciuto uno Chef (Lino Scarallo) affettuoso e talentuoso, umile e determinato che non mi ha mai fatto mancare il suo appoggio. Da lì sono stata in giro tra Dubai, Milano e Roma a cercare la mia strada. Ho lavorato un mese ad Eataly di Roma, un’esperienza massacrante, ma formativa. Lunghe vacanze al mare, tanto amore dei miei amici. Ho continuato con i miei corsi di cucina in inglese e diversi catering e ricette di insalate e panini fino a New Dehli; ho messo su insieme ad una persona speciale, la mia amica Silvia, il primo Supper Club partenopeo. E poi l’offerta di venire a lavorare a Madrid con due amici per il loro progetto di cucina fusion (Napoli/Spagna). Ci ho pensato un poco su, poi il mio spirito nomade ha preso di nuovo il sopravvento e così eccomi qua. A capo della cucina di Julieta Bistrò nel centro di Madrid a La Latina. Cucino, mi diverto, mi stanco, mi arrabbio, rido, rido tanto, canto, ballo, piango, e non mi pento mai di non stare più addormentata dietro un computer. E parlo spagnolo.

valù's kitchen

valù’s kitchen

Per una perfezionista ed orgogliosa come me non è stato facile decidermi a fare quello che sto facendo, ovvero cambiare la rotta dell’ idea originale che avevo avuto aprendo Valù’s Kitchen, ma poi ne sono così legata che chiuderlo mi faceva stringere il cuore, oltre al fatto che in molti mi chiedevano il perché lo avessi abbandonato. K. Gibran dice che ” la vita è una questione di come imparare a danzare sotto la pioggia” e perciò credo che il modo migliore di rendersi felici sia quello di assecondare i cambiamenti e imparare a camminare al loro fianco. La mia vita è cambiata da quando nel 2012 aprii Valù’s Kitchen e perciò credo che sia giusto che la mia creazione vada al passo con me, che sono un po’ nomade e pazza, eh ma questo è un dato di fatto!

Oggi ricomincio a scrivere su questo spazio dandovi la ricetta dei profiterole con una citazione tratta dal libro di Franco Di Mare – Il Teorema del babà, che mi ha ricordato molto di me e della mia passione per la cucina, del fatto che adesso ne ho fatto una professione, ma che da sempre ha rappresentato molto per me: ho cucinato per me stessa quando ero allegra o per affogare dispiaceri, per un innamorato felice o in difficoltà o quando non ho cucinato proprio perché il mio cuore era spezzato e non riuscivo a mettere amore nel cibo o quando finalmente mi sono assunta la responsabilità di voler essere una persona creativa, forse una delle decisioni più giuste, ma più sofferte della mia vita.Spero di riuscire a mantenere una certa cadenza, ma al momento non la posso promettere dato il tantissimo lavoro. Forse sarà uno spazio in cui non condividerò solo ricette, ma anche pensieri, eventi, cibo che assaggio, spero di riuscire a fare partecipare i miei lettori (se ne è rimasto qualcuno) 😀 alla mia vita di chef, food blogger e appassionata di cucina, sempre! Se mi aiutate sono pronta a seguire consigli e suggerimenti!

Ma torniamo ai profiterole: li preparavo a 19 anni, per il compleanno del mio ragazzo di allora che non era un grande mangiatore di dolci, ma quelli gli piacevano ed io che ho sempre avuto una passione sconsiderata per il cioccolato e per la pasticceria e quindi glieli facevo felicissima.

Vi copio quello che scrive l’autore sulla preparazione dei profiterole, ma la ricetta che vi do è quella che preparavo io allora, con tanto di pesi e misure in cucchiai! Non me ne voglia l’autore. Per la ricetta degli choux seguite la mia ricetta delle Zeppole di San Giuseppe.

“I profiterole non sono per tutti. Non mangiateli se siete in preda all’ansia, se qualcosa vi angoscia, se l’animo vostro è scosso da turbamenti. Non commettete l’errore di considerare questo dolce come un rimedio al male di vivere magari perché qualcuno vi ha detto che la serotonina contenuta nella cioccolata è un regolatore dell’umore. Lasciate che questa funzione medicamentosa del neurotrasmettitore venga assolta da certe da certe note creme al cacao in barattolo reperibili presso qualunque supermercato. E’ indispensabile che siate consapevoli che non vi trovate davanti a un semplice dolce. Voi siete al cospetto di un progetto compiuto di gioia. I profiterole sono il premio alla felicità raggiunta, l’ambrosia che corona un’estasi, non lo strumento per arrivarci. In altre parole, mangiateli solo dopo aver fatto l’amore. Mai prima. 

profiterole

profiterole


Di fronte a voi c’è anche la più invitante e sensuale delle metafore. Riflettete, i profiterole sono il solo dolce cremoso al mondo fatto di tanti singoli elementi completi ed indipendenti l’uno dall’altro e tuttavia ciascuno di loro è parte integrante di un progetto più grande. Proprio come i tasselli di una storia d’amore, che la contengono tutta una per uno, ma mostrano l’intera trama del racconto quando vengono messi insieme. E infine, fateci caso: quello che state ammirando è anche l’unico dolce che non ha bisogno di uno stampo né di una forma. Spetta a voi, infatti, la responsabilità di decidere quale aspetto fargli assumere. Ancora grezzo nelle vostre mani, avrà il volto che saprete dargli, usando fantasia, passione, amore. Come la vita.” F. Di Mare

Provateli a preparare sono divertentissimi da fare e dopo danno grande soddisfazione. Ah ovviamente per me i profiterole sono al cioccolato, non scherziamo!

Datemi qualche feedback se preparate la ricetta o qualunque considerazione, vorrei essere più brava a fare diventare questo uno spazio di scambio.

Come vi piacciono i profiterole?

 

 

Cherry tomatoes Focaccia, a nice souvenir of my course in Rome

Focaccia with cherry tomatoes

Focaccia with cherry tomatoes

Last Saturday I baked this Focaccia for the lunch we organized at Silvia’s place, to promote and launch our new Supper club project “Supper Club Food On The Roof”. When I posted the pictures on facebook, twitter and istagram I realized that a lot of people were asking for the recipe. I was very surprised with myself for the fact that I hadn’t posted a Focaccia recipe yet!
Focaccia is somenthing I love making, eating, baking for people I love, really? I haven’t published the recipe yet!?
It’s the kind of thing you can get excited about making on a Sunday afternoon or at the eleventh hour; it’s easy to make and you will surprise your guests for sure!

This is a recipe I am very attached to because it has been given to me from the nicest chef I met during the course at “Gambero rosso”, Rita Monastero; she is smart, elegant and she has an impressive knowledge about baking; if you have a doubt about someting regarding baking you can ask her and she will explain to you, with her proper gracefulness, what’s better to do, and for sure the result will be perfect!
She comes from Puglia, in the South of Italy, so this is the typical Focaccia recipe from Bari. Here I suggest a topping with tomatoes, but you can choose to only use rosmary and salt for example or with black olives or you can be even more creative and make up your own topping!
How do you usually make focaccia?

Chocolate Cupcakes, happy father’s day to all dads around the world!

I am lately excited about cupcakes, and I would’ve never said it because I wasn’t a big fun of them. I don’t know why, somentimes I have some certainties which don’t have any real explanation…mmm yes, that’s definetely an annoying limit, it’s beautiful when you can destroy your confines.

Tommorow in Italy we celebrate dads, but even if tomorrow is not everywhere Father’s day I want to wish Happy father’s day to all dads around the world!

Father's day Chocolate cupcakes

Father’s day Chocolate cupcakes

I had baked cupcakes for the frist time a couple of weeks ago and my dad loved them, so I decided this year to change the cake to celebrate Father’s day. As I have already showed you we usually make Zeppole di San Giuseppe for this festivity, but this year I wanted to change our habits.
My dad loves chocolate, and so do I of course, so I’ve chosen to bake the classic chocolate cupcakes. I am not very expert but to be honest I found the recipe I used very nice, the cakes were soft and not dry and the buttercream icing not too buttery which was the think I didn’t like very much about cupcakes.

Chocolate Cupcakes the making_for father's day

Chocolate Cupcakes the making_for father’s day

Chocolate cupcake

I would love you to try making them, I really want to have some advice or trick if someone have it. How do you make your Chocolate cupcakes?
Enjoy my recipe!

Gattò di patate, the Neapolitan potato terrine

gatto3

Gattò di patate’ is a neapolitan potato terrine. ‘Gattò’ is a Neapolitan word, which comes from the French ‘Gateau’, which means pie.

There are different way to fill this terrine, many people use Neapolitan salami cut into cubes, others only ham, others prefer to use other kind of cheeses; this is the recipe I prefer as the ham along with mortadella gives a beautiful taste, flavor and perfume to the terrine.

Today I have baked it in small terrines, but the usual way to make it is to bake it in a unique ovenproof dish and then cut it into cubes and serve as appetizer too.

Enjoy the recipe!

Velvet Pumpkin soup with Gorgonzola croutons

It’s been raining for hours and I feel that autumn has arrived. Besides, the vegetable and fruit markets starts selling beautiful red pomegranates, big chestnuts and fabulous orange pumpkins. So, it’s soup time! Not a normal soup, a velvet pumpkin soup, creamy and sweet. In order to give a creamy consistency we don’t need to add cream or milk, we can use potatoes; therefore our soup will be healthier. A couple of years ago I found out that pumpkin and Gorgonzola is a magnificent combination, where the sweetness of pumpkin meets the strong flavour of the Gorgonzola. If you cannot find Gorgonzola you can choose any other type of blue cheese.

Pumpkin velvet soup

Pumpkin velvet soup

Gorgonzola croutons

Gorgonzola croutons

Pumpkin velvet soup

Pumpkin velvet soup

 

Cilento Cianfotta, summery flavors from my loved Cilento coast

Cilento cianfotta

I am in Italy at the moment, precisely in the Cilento coast, an important tourist area in the South of Italy, in Campania near Salerno and Napoli, where I am used to spending my holidays. Today’s recipe, Cianfotta, is typical of this area. It is a traditional summer vegetable stew, very similar to the French ratatouille, and right now is the best time to make it, as it needs summery vegetables such as crougettes and aubergines. There are different ways to prepare this dish, as well as spellings for its name. In the Neapolitan version for example we don’t make a proper soup, but we cook the vegetables until they get a creamy consistency and we also use red peppers; I’ve been explained that in Cilento they use flower crougettes and sometimes French beans too, “all the vegetables they can harvest in summer”. Serve it as an antipasto or as a side dish and not necessary very hot, this is often served tepid or at room temperature.

Cilento Cianfotta

Cilento cianfotta

I am in Italy at the moment, precisely in the Cilento coast, an important tourist area in the South of Italy, in Campania near Salerno and Napoli, where I am used to spending my holidays. Today’s recipe, Cianfotta, is typical of this area. It is a traditional summer vegetable stew, very similar to the French ratatouille, and right now is the best time to make it, as it needs summery vegetables such as crougettes and aubergines. There are different ways to prepare this dish, as well as spellings for its name. In the Neapolitan version for example we don’t make a proper soup, but we cook the vegetables until they get a creamy consistency and we also use red peppers; I have been explained that in Cilento they use flower crougettes and sometimes French beans too, “all the vegetables they can harvest in summer”. Serve it as an antipasto or as a side dish and not necessary very hot, this is often served tepid or at room temperature.

Cilento Cianfotta

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